«Color di perla quasi informa, quale conviene a donna aver, non fuor misura». Non è, Dante, tua donna che in figura della rorida Sera a noi discende? Non è non è dal ciel Beatrice discesa in terra a noi bagnata il viso di pianto d'amore? Ella col lacrimar degli occhi suoi tocca tutte le spiche a una a una e cangia lor colore. Stanno come persone inginocchiate elle dinanzi a lei, a capo chino, umìli; e par si bei ciascuna del martiro che l'attende. Vince il silenzio i movimenti umani. Nell'aerea chiostra dei poggi l'Arno pallido s'inciela. Ascosa la Città di sé non mostra se non due steli alzati, torre d'imperio e torre di preghiera, a noi dolce com'era al cittadin suo prima dell'esiglio quand'ei tenendo nella mano un giglio chinava il viso tra le rosse bende. Color di perla per ovunque spazia e il ciel tanto è vicino che ogni pensier vi nasce come un'ala. La terra sciolta s'è nell'infinito sorriso che la sazia, e da noi lentamente s'allontana mentre l'Angelo chiama e dice: «Sire, nel mondo si vede meraviglia nell'atto, che procede da un'anima, che fin quassù risplende».
Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... Per favore, addomesticami.